ADR 1.1.5: IL PARAGRAFO CHE NESSUNO LEGGE
E CHE CAMBIA TUTTO
ADR 1.1.5: IL PARAGRAFO CHE NESSUNO LEGGE E CHE CAMBIA TUTTO
Perché i produttori di esplosivi, vernici, solventi, prodotti chimici e rifiuti pericolosi continuano a commettere lo stesso errore.
L’errore più costoso nel mondo delle merci pericolose.
I produttori di merci pericolose investono migliaia di euro in certificazioni, procedure, sistemi di gestione, consulenze HSE e compliance ambientale.
Eppure continuo a vedere lo stesso errore.
Un errore che genera non conformità, sanzioni, blocchi delle spedizioni e responsabilità che potrebbero essere evitate.
L’errore consiste nel credere che il trasporto delle merci pericolose sia semplicemente una conseguenza della corretta applicazione del D.Lgs. 81/08 o del D.Lgs. 152/06.
In altre parole:
“Se il prodotto è correttamente gestito sotto il profilo della sicurezza sul lavoro e dell’ambiente, allora sarà conforme anche per il trasporto.”
È una convinzione diffusa.
Ed è sbagliata.
L’ADR contiene infatti un principio che pochi conoscono ma che dovrebbe essere appeso all’ingresso di ogni stabilimento che produce merci pericolose.
Quel principio si trova al paragrafo 1.1.5.
Il paragrafo 1.1.5 ADR
Applicazione delle norme
Il testo ADR recita:
“Where the application of a standard is required and there is any conflict between the standard and the provisions of ADR, the provisions of ADR take precedence.”
Traduzione:
“Quando è richiesta l’applicazione di una norma e vi è un conflitto tra tale norma e le disposizioni dell’ADR, prevalgono le disposizioni dell’ADR.”
Poche righe.
Una rivoluzione concettuale.
Perché questo paragrafo stabilisce una gerarchia precisa.
Le norme tecniche sono importanti.
Le norme armonizzate sono importanti.
Le norme UNI, EN e ISO sono importanti.
Ma quando nasce un conflitto con una prescrizione ADR, la regola finale è una sola:
prevale l’ADR. Sempre.
La vera natura dell’ADR
Molti vedono l’ADR come una raccolta di prescrizioni operative.
Pannelli arancioni.
Patentino del conducente.
Documenti di trasporto.
Estintori.
Equipaggiamenti.
Questa visione è superficiale.
L’ADR è molto di più.
L’ADR è un sistema normativo autonomo.
Un sistema che utilizza centinaia di norme tecniche internazionali ma che stabilisce espressamente che tali norme restano subordinate alle proprie disposizioni.
In altre parole:
le norme tecniche servono all’ADR.
Non è l’ADR a servire le norme tecniche.
Ed è qui che nasce il più grande equivoco dei produttori.
Perché questo principio riguarda direttamente il produttore
La maggior parte delle aziende continua a considerare l’ADR come un problema del trasportatore.
Nulla di più sbagliato.
Il trasportatore interviene alla fine.
L’ADR nasce molto prima.
Nasce quando il produttore:
- classifica una sostanza;
- classifica una miscela;
- attribuisce un numero ONU;
- sceglie un imballaggio;
- prepara una spedizione;
- redige la documentazione.
Quando il veicolo arriva in stabilimento, la conformità ADR è stata già determinata per oltre l’80%.
Il conducente non correggerà una classificazione errata.
Non correggerà un gruppo di imballaggio sbagliato.
Non correggerà un numero ONU errato.
Queste responsabilità appartengono al produttore.
Il rapporto con il D.Lgs. 81/08
Qui nasce uno degli errori più frequenti.
Il D.Lgs. 81/08 tutela i lavoratori.
L’ADR tutela la sicurezza del trasporto.
Sono due obiettivi diversi.
Una sostanza può essere perfettamente gestita sotto il profilo della sicurezza sul lavoro.
E contemporaneamente essere classificata in modo errato ai fini ADR.
Perché?
Perché il rischio valutato dall’ADR è diverso.
L’ADR ragiona in termini di:
- incidente stradale;
- incendio durante il trasporto;
- dispersione del contenuto;
- effetti su persone, beni e ambiente durante la movimentazione e il viaggio.
Il produttore che si ferma al D.Lgs. 81/08 sta osservando solo una parte del problema.
Il rapporto con il D.Lgs. 152/06
Lo stesso fenomeno si verifica nel mondo dei rifiuti.
Un rifiuto può essere correttamente classificato secondo il Catalogo Europeo dei Rifiuti.
Può essere gestito correttamente secondo il D.Lgs. 152/06.
Può essere accompagnato dalla documentazione ambientale prevista.
E tuttavia risultare non conforme ADR.
Perché il trasporto introduce una seconda classificazione.
Una seconda analisi.
Una seconda responsabilità.
Molti produttori scoprono questa realtà soltanto dopo una contestazione.
La lezione che il mercato continua a ignorare
Il paragrafo 1.1.5 ADR non parla soltanto di norme tecniche.
Parla di mentalità.
Dice al produttore una cosa molto semplice:
quando una merce entra nella filiera del trasporto, l’ADR diventa il riferimento specialistico da cui partire.
Non l’ultimo controllo.
Non un allegato.
Non una formalità amministrativa.
Il punto di partenza.
Chi continua a considerarlo un adempimento logistico continuerà a commettere errori.
Chi lo considera un processo industriale acquisirà un vantaggio competitivo enorme.
Conclusioni
In oltre due decenni di attività ho maturato una convinzione precisa.
Le principali non conformità ADR non nascono sulla strada.
Nascono negli stabilimenti.
Nascono negli uffici tecnici.
Nascono nei laboratori.
Nascono nei reparti HSE.
Nascono dove la merce viene classificata, confezionata e preparata per la spedizione.
Per questo motivo il futuro della conformità ADR non appartiene ai trasportatori.
Appartiene ai produttori.
E il paragrafo 1.1.5 dell’ADR lo dimostra meglio di qualsiasi altra disposizione.
Perché ci ricorda una verità che il mercato continua a sottovalutare:
quando si parla di trasporto di merci pericolose, l’ADR non è una semplice norma da applicare.
È il linguaggio con cui l’intero sistema deve essere interpretato.
